Sulla base dei risultati della campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento nel 2022, l’articolo illustra i contesti e le pratiche funerarie che caratterizzarono tra la fine del v e gli inizi del iii sec. a.C. un piccolo settore di una necropoli sannitica messa in luce in loc. la Taverna a Sant’Angelo d’Alife (Caserta, Italia). Lo studio analitico dei corredi e dei materiali funerari evidenzia, sul piano culturale, un’apertura a influssi e contatti con la Campania settentrionale, il Latium vetus e l’area medio adriatica. Le analisi archeobotaniche hanno fornito informazioni di tipo ambientale e paleoeconomico e hanno consentito di ipotizzare un quadro vegetazionale antico sostanzialmente coerente con quello attuale. Le indagini antropologiche hanno permesso di riferire i resti scheletrici a quattro adulti e a un giovane individuo (tre maschi e due femmine). I maschi hanno una corporatura robusta e mostrano alterazioni che possono essere collegate ad attività lavorative faticose. Le femmine sono più gracili, con punti di attacco muscolare più deboli, a probabile testimonianza di compiti meno impegnativi. Ne deriva l’immagine di una comunità ben adattata al suo ambiente, con una qualità della vita che, nonostante alcune difficoltà, sembra essere stata complessivamente soddisfacente.
Sant’Angelo d’Alife (CE): una necropoli sannitica in località la Taverna
Natali A.
;Meo F.
;Rendina L. M.
;Stella M.
2026-01-01
Abstract
Sulla base dei risultati della campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento nel 2022, l’articolo illustra i contesti e le pratiche funerarie che caratterizzarono tra la fine del v e gli inizi del iii sec. a.C. un piccolo settore di una necropoli sannitica messa in luce in loc. la Taverna a Sant’Angelo d’Alife (Caserta, Italia). Lo studio analitico dei corredi e dei materiali funerari evidenzia, sul piano culturale, un’apertura a influssi e contatti con la Campania settentrionale, il Latium vetus e l’area medio adriatica. Le analisi archeobotaniche hanno fornito informazioni di tipo ambientale e paleoeconomico e hanno consentito di ipotizzare un quadro vegetazionale antico sostanzialmente coerente con quello attuale. Le indagini antropologiche hanno permesso di riferire i resti scheletrici a quattro adulti e a un giovane individuo (tre maschi e due femmine). I maschi hanno una corporatura robusta e mostrano alterazioni che possono essere collegate ad attività lavorative faticose. Le femmine sono più gracili, con punti di attacco muscolare più deboli, a probabile testimonianza di compiti meno impegnativi. Ne deriva l’immagine di una comunità ben adattata al suo ambiente, con una qualità della vita che, nonostante alcune difficoltà, sembra essere stata complessivamente soddisfacente.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


