Collocare la scrittura di Francesco Mastriani (1819-1891) nelle traiettorie di un tenace dialogo con la tradizione letteraria e lato sensu culturale o ideologica, cui si affianca un’interessante sperimentazione di nuove modalità narrative, è un’operazione che complicherebbe ogni discorso sulla sua opera. È quanto emerge dall’analisi del macrotesto dei Vermi, il romanzo del 1864 che colpisce per l’intensa stratificazione dei registri narrativi adoperati. Questa polifonia o pluralità di forme letterarie, tra gotico urbano e realismo, tra denuncia civile e non fiction, è forse la cifra più consona per tentare una lettura ravvicinata delle opere di Mastriani, rinunciando a schemi e a ipoteche critiche precostituite.
Un sistema narrativo aperto. "I vermi" di Francesco Mastriani
Fabio Moliterni
2026-01-01
Abstract
Collocare la scrittura di Francesco Mastriani (1819-1891) nelle traiettorie di un tenace dialogo con la tradizione letteraria e lato sensu culturale o ideologica, cui si affianca un’interessante sperimentazione di nuove modalità narrative, è un’operazione che complicherebbe ogni discorso sulla sua opera. È quanto emerge dall’analisi del macrotesto dei Vermi, il romanzo del 1864 che colpisce per l’intensa stratificazione dei registri narrativi adoperati. Questa polifonia o pluralità di forme letterarie, tra gotico urbano e realismo, tra denuncia civile e non fiction, è forse la cifra più consona per tentare una lettura ravvicinata delle opere di Mastriani, rinunciando a schemi e a ipoteche critiche precostituite.| File | Dimensione | Formato | |
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