Il lavoro presenta una riflessione essenzialmente metodologica centrata sulla profonda trasformazione negli studi sulla colonizzazione greca avvenuta negli ultimi trent’anni, e qui definita come “grande metamorfosi”. Dalla fine degli anni Novanta, sotto l’influenza della critica iniziata da R. Osborne, il termine “colonizzazione” è stato progressivamente sostituito da concetti come “mobilità”, “movimenti” e “diaspore”. Il più evidente risultato complessivo di questo cambiamento, non solo lessicale ma di metodo, è stato, da un lato, liquidare decenni di tradizione esegetica, dall’altro creare una netta distinzione tra documentazione archeologica (privilegiata) e fonti storico-letterarie (margi- nalizzate). L’articolo critica questa dicotomia, sostenendo che l’approccio post-coloniale, pur avendo meriti nel supe- rare vecchi modelli eurocentrico-diffusionisti, rischia di perdere le acquisizioni fondamentali legate alle scuole che più a lungo e a fondo si sono interessate al fenomeno. Si rivendica invece la validità del concetto di “colonizzazione” come fenomeno strutturale caratterizzato da una complessa fenomenologia, sottolineando l’importanza di mantenere un approccio critico-metodologico che tenga conto della varietà di forme, contesti e processi creativi. La Sicilia, in questo quadro, appare come un laboratorio privilegiato per studiare questi processi di interazione culturale e costruzione iden- titaria, evitando sia i modelli rigidamente classicisti sia quelli eccessivamente decostruzionisti.
Uno sguardo sulla grande metamorfosi: la colonizzazione greca dopo la svolta del nuovo millennio
Flavia Frisone
Primo
Conceptualization
2025-01-01
Abstract
Il lavoro presenta una riflessione essenzialmente metodologica centrata sulla profonda trasformazione negli studi sulla colonizzazione greca avvenuta negli ultimi trent’anni, e qui definita come “grande metamorfosi”. Dalla fine degli anni Novanta, sotto l’influenza della critica iniziata da R. Osborne, il termine “colonizzazione” è stato progressivamente sostituito da concetti come “mobilità”, “movimenti” e “diaspore”. Il più evidente risultato complessivo di questo cambiamento, non solo lessicale ma di metodo, è stato, da un lato, liquidare decenni di tradizione esegetica, dall’altro creare una netta distinzione tra documentazione archeologica (privilegiata) e fonti storico-letterarie (margi- nalizzate). L’articolo critica questa dicotomia, sostenendo che l’approccio post-coloniale, pur avendo meriti nel supe- rare vecchi modelli eurocentrico-diffusionisti, rischia di perdere le acquisizioni fondamentali legate alle scuole che più a lungo e a fondo si sono interessate al fenomeno. Si rivendica invece la validità del concetto di “colonizzazione” come fenomeno strutturale caratterizzato da una complessa fenomenologia, sottolineando l’importanza di mantenere un approccio critico-metodologico che tenga conto della varietà di forme, contesti e processi creativi. La Sicilia, in questo quadro, appare come un laboratorio privilegiato per studiare questi processi di interazione culturale e costruzione iden- titaria, evitando sia i modelli rigidamente classicisti sia quelli eccessivamente decostruzionisti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


