Attraverso l’analisi delle costruzioni giuridiche, delle strategie diplomatiche e delle pratiche di governo mediante le quali, tra Otto e Novecento, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Germania e Italia ottennero e amministrarono le rispettive concessioni nei pressi della città di Tianjin, il volume ricostruisce una delle possibili storie del diritto internazionale. È una storia ‘fangosa’, come i territori occupati dalle potenze occidentali. Una storia che prende forma nella trama dei rapporti tra consolati, legazioni e ministeri, nelle negoziazioni con il governo e i funzionari cinesi, negli atti di espropriazione, nelle speculazioni degli imprenditori commerciali, nei progetti militari di governance internazionale e nei tentativi di riforma del sistema giurisdizionale. Oggetto di una molteplicità di discorsi giuridici e di pratiche sociali, le concessioni di Tianjin costituirono un vero e proprio laboratorio per sperimentazione di nuove forme giuridiche. Esse spinsero i giuristi a interrogarsi sui limiti del diritto internazionale e a immaginare nuove categorie interpretative per comprendere spazialità inedite, non riconducibili alle forme tradizionali di Stato, nazione o città. Lo studio dei lease agreements che ne costituirono il fondamento consente, pertanto, di cogliere come pratiche di governo e ardite costruzioni giuridiche abbiano spezzato il nesso tra potere governamentale, territorio e sudditi, modificando profondamente il concetto di sovranità e dando origine a nuovi spazi sociali. Al tempo stesso, gli atti appropriativi all’origine di quegli accordi consentono di guardare in modo più consapevole alla storia del diritto internazionale e al rapporto tra diritto e violenza, e permettono, ancora una volta, di identificare nell’occupazione l’atto fondativo di un nuovo ordine giuridico.
Simulacri di sovranità. Una storia del diritto internazionale a Tianjin
Luigi Nuzzo
2026-01-01
Abstract
Attraverso l’analisi delle costruzioni giuridiche, delle strategie diplomatiche e delle pratiche di governo mediante le quali, tra Otto e Novecento, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Germania e Italia ottennero e amministrarono le rispettive concessioni nei pressi della città di Tianjin, il volume ricostruisce una delle possibili storie del diritto internazionale. È una storia ‘fangosa’, come i territori occupati dalle potenze occidentali. Una storia che prende forma nella trama dei rapporti tra consolati, legazioni e ministeri, nelle negoziazioni con il governo e i funzionari cinesi, negli atti di espropriazione, nelle speculazioni degli imprenditori commerciali, nei progetti militari di governance internazionale e nei tentativi di riforma del sistema giurisdizionale. Oggetto di una molteplicità di discorsi giuridici e di pratiche sociali, le concessioni di Tianjin costituirono un vero e proprio laboratorio per sperimentazione di nuove forme giuridiche. Esse spinsero i giuristi a interrogarsi sui limiti del diritto internazionale e a immaginare nuove categorie interpretative per comprendere spazialità inedite, non riconducibili alle forme tradizionali di Stato, nazione o città. Lo studio dei lease agreements che ne costituirono il fondamento consente, pertanto, di cogliere come pratiche di governo e ardite costruzioni giuridiche abbiano spezzato il nesso tra potere governamentale, territorio e sudditi, modificando profondamente il concetto di sovranità e dando origine a nuovi spazi sociali. Al tempo stesso, gli atti appropriativi all’origine di quegli accordi consentono di guardare in modo più consapevole alla storia del diritto internazionale e al rapporto tra diritto e violenza, e permettono, ancora una volta, di identificare nell’occupazione l’atto fondativo di un nuovo ordine giuridico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


