L’ultima opera di Fiori si porge al lettore in una veste familiare: nessuna apparente insidia nel layout; chiare le intenzioni; esplicito l’innesco dell’operazione letteraria, una raccolta di foto-tessera scattate in un cinquantennio e incollate in due grandi album senza alcuna cernita; manifesti i riferimenti culturali; altrettanto trasparenti le tangenze con esperienze artistiche – si pensi all’Esposizione in tempo reale n. 4 di Vaccari – più o meno coeve. Sotto questo nitore si cela, però, una densità difficile da sondare. Basti il riferimento alla stratificazione semantica che il titolo sottende, al riverbero di autós nei due elementi che lo compongono e dei quali, tuttavia, il primo evoca un soggetto agente, mentre il secondo lo esclude dall’azione. L’intera opera, che sembrerebbe facilmente ascrivibile al genere dei foto-testi letterari, si rivela refrattaria alle tassonomie. Composizione poetica e operazione fotografica sono connesse da innegabili omologie strutturali – la ripetizione su tutte: ma l’una sembra diffrangere ciò che l’altra intende ridurre ad unità. Ricorrendo agli strumenti critici offerti dai visual studies, dalla teoria della letteratura, dai testi miliari del dibattito sulla fotografia, si tenterà dunque di indagare intersezioni, specularità e divaricazioni tra i due linguaggi che l’opera mobilita, al fine di illuminare il loro apporto alla riflessione sull’identità – sulla possibilità di definirla – che è il centro propulsore della raccolta.
«lo sguardo / della cernia / nel buio di un fondale». Fotografia e poesia in Autoritratto automatico di Umberto Fiori.
Pellegrino GiuliaWriting – Original Draft Preparation
2023-01-01
Abstract
L’ultima opera di Fiori si porge al lettore in una veste familiare: nessuna apparente insidia nel layout; chiare le intenzioni; esplicito l’innesco dell’operazione letteraria, una raccolta di foto-tessera scattate in un cinquantennio e incollate in due grandi album senza alcuna cernita; manifesti i riferimenti culturali; altrettanto trasparenti le tangenze con esperienze artistiche – si pensi all’Esposizione in tempo reale n. 4 di Vaccari – più o meno coeve. Sotto questo nitore si cela, però, una densità difficile da sondare. Basti il riferimento alla stratificazione semantica che il titolo sottende, al riverbero di autós nei due elementi che lo compongono e dei quali, tuttavia, il primo evoca un soggetto agente, mentre il secondo lo esclude dall’azione. L’intera opera, che sembrerebbe facilmente ascrivibile al genere dei foto-testi letterari, si rivela refrattaria alle tassonomie. Composizione poetica e operazione fotografica sono connesse da innegabili omologie strutturali – la ripetizione su tutte: ma l’una sembra diffrangere ciò che l’altra intende ridurre ad unità. Ricorrendo agli strumenti critici offerti dai visual studies, dalla teoria della letteratura, dai testi miliari del dibattito sulla fotografia, si tenterà dunque di indagare intersezioni, specularità e divaricazioni tra i due linguaggi che l’opera mobilita, al fine di illuminare il loro apporto alla riflessione sull’identità – sulla possibilità di definirla – che è il centro propulsore della raccolta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


