Alla sua uscita, Menzogna e sortilegio fu per lo più recepito come l’esperimento velleitario di un’autrice promettente, e i suoi personaggi come un omaggio inattuale al feuilleton. Tra le recensioni iniziali si distingue quella di un giovane Calvino, in cui l’opera è definita «un romanzo sul serio, pieno di esseri umani vivi», che rivelano integralmente la «dolorosa condizione di un’umanità divisa in classi». Una lettura marxista-leninista, come egli la definì, che anticipava di circa un decennio quella ben più nota di Lukács, secondo cui nel romanzo ogni figura è «radicata nel proprio essere sociale», in una rigorosa unità di tratti personali e di classe, e «la contraddittorietà della totalità» promana direttamente dalla dialettica interna dei personaggi. A partire da queste indicazioni illustri, si tenterà di sondare il sistema attanziale dell’opera, attingendo a strumenti di matrice greimasiana, nonché alle categorie offerte dagli studi girardiani. L’intento è quello di indagare modalità e funzioni attraverso cui si esplica il nesso tra la radice sociale e le relazioni, le passioni, le azioni degli homines ficti morantiani, per poi provare a ricomporre la visione delle dinamiche sociali - la visione del mondo - che il sistema romanzesco proietta: anche rilevando eventuali contraddizioni tra la rappresentazione che emerge dall’opera, le dichiarazioni d’autore e il plauso della critica militante del tempo.
Una rilettura socio-politica delle relazioni attanziali in «Menzogna e sortilegio»
Pellegrino Giulia
2025-01-01
Abstract
Alla sua uscita, Menzogna e sortilegio fu per lo più recepito come l’esperimento velleitario di un’autrice promettente, e i suoi personaggi come un omaggio inattuale al feuilleton. Tra le recensioni iniziali si distingue quella di un giovane Calvino, in cui l’opera è definita «un romanzo sul serio, pieno di esseri umani vivi», che rivelano integralmente la «dolorosa condizione di un’umanità divisa in classi». Una lettura marxista-leninista, come egli la definì, che anticipava di circa un decennio quella ben più nota di Lukács, secondo cui nel romanzo ogni figura è «radicata nel proprio essere sociale», in una rigorosa unità di tratti personali e di classe, e «la contraddittorietà della totalità» promana direttamente dalla dialettica interna dei personaggi. A partire da queste indicazioni illustri, si tenterà di sondare il sistema attanziale dell’opera, attingendo a strumenti di matrice greimasiana, nonché alle categorie offerte dagli studi girardiani. L’intento è quello di indagare modalità e funzioni attraverso cui si esplica il nesso tra la radice sociale e le relazioni, le passioni, le azioni degli homines ficti morantiani, per poi provare a ricomporre la visione delle dinamiche sociali - la visione del mondo - che il sistema romanzesco proietta: anche rilevando eventuali contraddizioni tra la rappresentazione che emerge dall’opera, le dichiarazioni d’autore e il plauso della critica militante del tempo.| File | Dimensione | Formato | |
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