La prima manifestazione del «Grande Male» di Useppe, nella Storia, è preparata dalla visione di alcune foto atroci, descritte con minuzia dalla narratrice: l’esperienza produce nel bambino, pur in assenza di tracce mnestiche apparenti, un tangibile disordine nervoso, una regressione linguistica e un’attività onirica abnorme. L’ultima insorgenza dell’epilessia segue di pochi giorni il confronto con un’altra immagine terribile: quella della testa medusea di Davide Segre, che appare d’improvviso nella cornice della finestra del suo terraneo per scacciare brutalmente il bambino. Travolto da una vivida impressione di «disintegrazione» del reale, Useppe piomba in una condizione di catatonia e distorsione dello spazio-tempo, fino alle letali crisi dell’epilogo. A partire da tali evidenze, il contributo che qui si propone tenterà di sondare le ragioni profonde, nell’economia dell’opera, del nesso tra esperienza iconica e choc biopsichico, e di verificare, con gli strumenti offerti dai visual studies, l’ipotesi che La Storia sottenda una riflessione sul potere sismico delle immagini, sulla loro dicibilità, sulla loro natura acronica e sulla loro capacità di corrodere le impalcature dello storicismo: che infatti il romanzo smantella programmaticamente, dispiegando, dietro l’esteriore adesione alla cronologia ufficiale, una struttura rizomatica, una costellazione e non una progressione di eventi.
Istantanee dalla «Storia». Choc iconico, storia e scrittura nel romanzo di Elsa Morante.
Pellegrino Giulia
2026-01-01
Abstract
La prima manifestazione del «Grande Male» di Useppe, nella Storia, è preparata dalla visione di alcune foto atroci, descritte con minuzia dalla narratrice: l’esperienza produce nel bambino, pur in assenza di tracce mnestiche apparenti, un tangibile disordine nervoso, una regressione linguistica e un’attività onirica abnorme. L’ultima insorgenza dell’epilessia segue di pochi giorni il confronto con un’altra immagine terribile: quella della testa medusea di Davide Segre, che appare d’improvviso nella cornice della finestra del suo terraneo per scacciare brutalmente il bambino. Travolto da una vivida impressione di «disintegrazione» del reale, Useppe piomba in una condizione di catatonia e distorsione dello spazio-tempo, fino alle letali crisi dell’epilogo. A partire da tali evidenze, il contributo che qui si propone tenterà di sondare le ragioni profonde, nell’economia dell’opera, del nesso tra esperienza iconica e choc biopsichico, e di verificare, con gli strumenti offerti dai visual studies, l’ipotesi che La Storia sottenda una riflessione sul potere sismico delle immagini, sulla loro dicibilità, sulla loro natura acronica e sulla loro capacità di corrodere le impalcature dello storicismo: che infatti il romanzo smantella programmaticamente, dispiegando, dietro l’esteriore adesione alla cronologia ufficiale, una struttura rizomatica, una costellazione e non una progressione di eventi.| File | Dimensione | Formato | |
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