Il presente articolo esamina le immagini sacre realizzate dal missionario francescano del XVII secolo Bonaventura Relli, considerandole come oggetti posti all'intersezione tra arte, devozione, pratica missionaria e religione popolare. Eseguite principalmente a inchiostro nero su seta gialla, tali immagini non erano concepite come semplici rappresentazioni, bensì come oggetti dotati di un’efficacia materiale e rituale, associati alla preghiera, alla guarigione, alla protezione, al parto e ad altre forme di intervento divino. Le fonti dell'epoca attestano che la loro circolazione interessò contesti sociali e geografici eterogenei – dalle comunità locali alle corti europee – e che, durante la missione di Relli in Albania, esse superarono persino i confini confessionali, suscitando l'interesse tanto dei cristiani quanto dei musulmani. Attraverso la ricostruzione di un corpus in gran parte disperso, lo studio indaga come la forma visiva, la materialità, la pratica devozionale e le narrazioni di un’efficacia miracolosa abbiano contribuito alla vita sociale di tali immagini. In quest'ottica, le opere di Relli si rivelano non soltanto come manufatti artistici, ma anche come mediatori culturali attraverso i quali, nel contesto mediterraneo ed europeo del Seicento, venivano negoziate identità religiose, relazioni e aspettative legate a un intervento soprannaturale.
Le immagini miracolose di padre Bonaventura Relli. Ricostruzione di un corpus disperso
Donato Martucci
2026-01-01
Abstract
Il presente articolo esamina le immagini sacre realizzate dal missionario francescano del XVII secolo Bonaventura Relli, considerandole come oggetti posti all'intersezione tra arte, devozione, pratica missionaria e religione popolare. Eseguite principalmente a inchiostro nero su seta gialla, tali immagini non erano concepite come semplici rappresentazioni, bensì come oggetti dotati di un’efficacia materiale e rituale, associati alla preghiera, alla guarigione, alla protezione, al parto e ad altre forme di intervento divino. Le fonti dell'epoca attestano che la loro circolazione interessò contesti sociali e geografici eterogenei – dalle comunità locali alle corti europee – e che, durante la missione di Relli in Albania, esse superarono persino i confini confessionali, suscitando l'interesse tanto dei cristiani quanto dei musulmani. Attraverso la ricostruzione di un corpus in gran parte disperso, lo studio indaga come la forma visiva, la materialità, la pratica devozionale e le narrazioni di un’efficacia miracolosa abbiano contribuito alla vita sociale di tali immagini. In quest'ottica, le opere di Relli si rivelano non soltanto come manufatti artistici, ma anche come mediatori culturali attraverso i quali, nel contesto mediterraneo ed europeo del Seicento, venivano negoziate identità religiose, relazioni e aspettative legate a un intervento soprannaturale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


