Il contributo ricostruisce, in prospettiva storico-giuridica, le trasformazioni del rapporto tra diritto internazionale, guerra e opinione pubblica, muovendo dal consolidamento ottocentesco del diritto delle genti fino alle forme contemporanee della guerra cognitiva. L’analisi mette in luce la tensione strutturale tra universalismo giuridico e applicazione differenziata delle regole, mostrando come diplomazia, giurisdizione consolare e pratiche di intervento abbiano contribuito a organizzare rapporti asimmetrici entro un ordine internazionale formalmente fondato sull’eguaglianza degli Stati. Il progressivo ampliamento dello spazio pubblico e lo sviluppo della cooperazione internazionale modificano successivamente le condizioni di legittimazione del conflitto, attribuendo crescente rilievo alla percezione, alla mobilitazione e alla costruzione del consenso. Su questa traiettoria di lungo periodo, la guerra cognitiva non appare come una cesura assoluta, ma come una nuova configurazione del rapporto tra forza, diritto e produzione di senso, radicalizzata dalle tecnologie digitali e dalla simultaneità dei circuiti informativi. La prospettiva storica consente così di interrogare criticamente la persistente ambivalenza del diritto internazionale, chiamato a contenere la guerra senza trasformare il limite giuridico in dispositivo di legittimazione del conflitto.
Dalla diplomazia dei gabinetti alla guerra cognitiva: diritto internazionale, opinione pubblica e trasformazione del conflitto
Eliana Augusti
2026-01-01
Abstract
Il contributo ricostruisce, in prospettiva storico-giuridica, le trasformazioni del rapporto tra diritto internazionale, guerra e opinione pubblica, muovendo dal consolidamento ottocentesco del diritto delle genti fino alle forme contemporanee della guerra cognitiva. L’analisi mette in luce la tensione strutturale tra universalismo giuridico e applicazione differenziata delle regole, mostrando come diplomazia, giurisdizione consolare e pratiche di intervento abbiano contribuito a organizzare rapporti asimmetrici entro un ordine internazionale formalmente fondato sull’eguaglianza degli Stati. Il progressivo ampliamento dello spazio pubblico e lo sviluppo della cooperazione internazionale modificano successivamente le condizioni di legittimazione del conflitto, attribuendo crescente rilievo alla percezione, alla mobilitazione e alla costruzione del consenso. Su questa traiettoria di lungo periodo, la guerra cognitiva non appare come una cesura assoluta, ma come una nuova configurazione del rapporto tra forza, diritto e produzione di senso, radicalizzata dalle tecnologie digitali e dalla simultaneità dei circuiti informativi. La prospettiva storica consente così di interrogare criticamente la persistente ambivalenza del diritto internazionale, chiamato a contenere la guerra senza trasformare il limite giuridico in dispositivo di legittimazione del conflitto.| File | Dimensione | Formato | |
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