Negli apporti critici sull’Isola di Arturo spesso ricorrono, in riferimento al cronotopo isolano, il termine di idillio e le sue derivazioni aggettivali: numerosi fattori presiedono a questa diffusa percezione dello spazio-tempo romanzesco e del rapporto che il personaggio-narratore intrattiene con esso. Nell’opera, tuttavia, a dispetto di un’apparente adesione, vengono contraddetti tutti i tratti che accomunano i differenti tipi di idillio secondo la teoria bachtiniana del cronotopo idillico nel romanzo. In particolare, non sussiste quella piena unità di ritmo in cui, secondo Bachtin, si condensa l’unione idillica tra vita umana e vita della natura. Arturo ci (e si) racconta la propria infanzia come un paese felice, ma ci rivela al contempo di non aver vissuto realmente pago del suo mondo, al ritmo che questo richiede, bensì proiettato in avanti o rivolto all’indietro, in un costante controtempo. Il suo sguardo si sofferma su edifici solitari e spazi angusti, oppure su orizzonti e cieli sterminati, alla continua ricerca di attivatori della propria immaginazione, di illusioni da edificare e difendere a ogni costo. Rileggendo l’opera attraverso una lente leopardiana tenteremo di comprendere se e in che accezione sia possibile parlare di idillio in relazione al romanzo morantiano, nonché di rileggere il personaggio di Arturo, il suo rapporto con l’isola e la scelta finale di abbandonarla
Illusioni d'idillio nell'Isola di Arturo
Giulia PELLEGRINO
2025-01-01
Abstract
Negli apporti critici sull’Isola di Arturo spesso ricorrono, in riferimento al cronotopo isolano, il termine di idillio e le sue derivazioni aggettivali: numerosi fattori presiedono a questa diffusa percezione dello spazio-tempo romanzesco e del rapporto che il personaggio-narratore intrattiene con esso. Nell’opera, tuttavia, a dispetto di un’apparente adesione, vengono contraddetti tutti i tratti che accomunano i differenti tipi di idillio secondo la teoria bachtiniana del cronotopo idillico nel romanzo. In particolare, non sussiste quella piena unità di ritmo in cui, secondo Bachtin, si condensa l’unione idillica tra vita umana e vita della natura. Arturo ci (e si) racconta la propria infanzia come un paese felice, ma ci rivela al contempo di non aver vissuto realmente pago del suo mondo, al ritmo che questo richiede, bensì proiettato in avanti o rivolto all’indietro, in un costante controtempo. Il suo sguardo si sofferma su edifici solitari e spazi angusti, oppure su orizzonti e cieli sterminati, alla continua ricerca di attivatori della propria immaginazione, di illusioni da edificare e difendere a ogni costo. Rileggendo l’opera attraverso una lente leopardiana tenteremo di comprendere se e in che accezione sia possibile parlare di idillio in relazione al romanzo morantiano, nonché di rileggere il personaggio di Arturo, il suo rapporto con l’isola e la scelta finale di abbandonarlaI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


