L’articolo prende in esame la produzione letteraria dell’umanista Aurelio Brandolini durante la sua permanenza a Napoli alla corte di Ferrante d’A ragona. Si analizza, quindi, la traduzione in volgare del Panegirico di Plinio il Giovane in lode di Traiano e dell’orazione De rei militaris litterarumque dignitate, affinitate et laudibus con l’obiettivo di ricostruire la tendenza di Brandolini a conformarsi agli orientamenti culturali e linguistici di Ferrante e ai gusti letterari della nobiltà napoletana della seconda metà del secolo XV. In particolare, se la traduzione del Panegirico rivela la volontà di Brandolini di aderire tanto all’idea, già promossa dagli intellettuali gravitanti intorno ad Alfonso il Magnanimo, di un “destino imperiale” della corona d’Aragona, quanto alla proposta di conferire nuova dignità alla produzione letteraria in volgare, l’orazione De rei militaris litterarumque dignitate, pur rispondendo alle esigenze specifiche della nobiltà napoletana, si rivela in definitiva come una accorata perorazione della causa delle lettere e una difesa del valore delle stesse.
"Tibi ego litteras quantum possum commendo ac trado". La difesa delle lettere nella Oratio de rei militaris litterarumque dignitate di Aurelio Brandolini
Luca RUGGIO
2025-01-01
Abstract
L’articolo prende in esame la produzione letteraria dell’umanista Aurelio Brandolini durante la sua permanenza a Napoli alla corte di Ferrante d’A ragona. Si analizza, quindi, la traduzione in volgare del Panegirico di Plinio il Giovane in lode di Traiano e dell’orazione De rei militaris litterarumque dignitate, affinitate et laudibus con l’obiettivo di ricostruire la tendenza di Brandolini a conformarsi agli orientamenti culturali e linguistici di Ferrante e ai gusti letterari della nobiltà napoletana della seconda metà del secolo XV. In particolare, se la traduzione del Panegirico rivela la volontà di Brandolini di aderire tanto all’idea, già promossa dagli intellettuali gravitanti intorno ad Alfonso il Magnanimo, di un “destino imperiale” della corona d’Aragona, quanto alla proposta di conferire nuova dignità alla produzione letteraria in volgare, l’orazione De rei militaris litterarumque dignitate, pur rispondendo alle esigenze specifiche della nobiltà napoletana, si rivela in definitiva come una accorata perorazione della causa delle lettere e una difesa del valore delle stesse.| File | Dimensione | Formato | |
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